Intervista a Roberto Reali (CNR, Dipartimento Scienze Bio-Agroalimentari)

Abbiamo intervistato Roberto Reali del Dipartimento di Scienze Bio-Agroalimentari del CNR su tematiche riguardanti l’impatto della Digital Transformation nel settore Agrifood.

Quanta importanza ha la sicurezza sui brevetti e gli ingredienti per un’azienda del settore agrifood?

La sicurezza brevettuale, nel settore agroalimentare, non ha un importante impatto come in altri settori industriali: è invece di vitale importanza il valore della trasparenza. Meno si cerca la segretezza più si vende.

Quanto è importante per i mercati di riferimento?

L’elemento trasparenza nel settore agroalimentare è il maggiore vantaggio competitivo. Nella fase di trasformazione del prodotto è l’elemento che permette al consumatore di scegliere ciò che ritiene più sicuro. La realtà è un po’ diversa, è vero che si evitano fasi configurate come “proprietà intellettuale”, ma questo non vuol dire che non ci siano.

Anche la tracciabilità dei prodotti rappresenta un tema importante. In che modo le aziende possono utilizzarla a proprio vantaggio?

La vera sfida è avvicinare il più possibile il consumatore al prodotto, cercando in tutti i modi di trasferire all’interno del sistema di tracciabilità le informazioni che hanno una duplice valenza economica: a) aumentare la qualità dei prodotti sul mercato; b) costruire barriere all’entrata.

Vi è comunque un atteggiamento diverso da parte degli attori della filiera su cui bisogna tenere conto in tutti i progetti di evoluzione tecnologica delle produzioni agroalimentari. Da parte delle industrie di trasformazione le informazioni riguardo le sostanze contenute nel prodotto (ad es.come e cosa mangia l’animale, in quali condizioni vive, se gli vengono dati antibiotici, etc.) sono essenziali per la vendita e quindi si impongono ai produttori una serie di standard di qualità crescenti. Da parte invece dei produttori la tracciabilità viene vista come garanzia del mercato, come una barriera per impedire l’ingresso di altri produttori specie da paesi esteri. Si tratta di trovare un equilibrio tra questi due elementi che tendono, ognuno per sé, a massimizzare i profitti. Quanto sia delicato questo rapporto basta osservarlo nel caso recente dell’olio di palma: un rifiuto dei consumatori ha costretto ad una revisione completa delle strategie di prodotto dell’industria di trasformazione che non può non avere un impatto sulla catena produttiva.

Qual è la strada per innovare?

Bisogna fare attenzione a come si mette in atto l’“innovazione”. Una vera digital transformation ha un ruolo fondamentale nel costruire e creare informazioni che rendono in qualche modo il prodotto pieno di senso e di significato. Questo è un passaggio che il sistema economico ha difficoltà ad accettare. Si subisce una trasformazione, non si riesce a guidarla ed è il vero problema del settore agroalimentare su questo versante.

Se grazie a un progetto di digital transformation si riesce ad avere un sensore che mi controlla la quantità di pesticida che viene distribuito sulla frutta e questa informazione è, in tempo reale, sul cellulare del consumatore, si è creato per molti un circuito “diabolico” dove l’agricoltore non è più libero di sparare tanto pesticida per salvare maggior raccolto possibile. Ed è una cosa che i produttori vedono con grande diffidenza.

Il vero valore della digital transformation (una forma di ROI) è quando oltre a superare delle barriere poste a monte mi permette di avere informazioni, strumenti e potere che prima non avevo. Purtroppo le aziende non considerano tutto questo come un’opportunità per potenziare la propria offerta sul mercato, ma piuttosto come impedimento e limitazione alla propria libertà.

È necessario un sistema integrato di controlli?

L’Italia è uno dei paesi che ha i migliori sistemi di controllo a livello mondiale e – dal punto di vista della sicurezza sul cibo – è la migliore.

La vera difficoltà è che più si aumenta il sistema dei controlli e l’integrazione, più si è obbligati a stare in un sistema rigido. Se si aumenta il sistema informativo della qualità inevitabilmente si farà più luce su questioni finora nascoste.

In generale invece un sistema integrato dei controlli, è comunque utile alla filiera agroalimentare. Difficile conciliare la unicità del prodotto senza garantirne in modo chiaro la sua origine e le modalità di produzione. Le organizzazioni dei produttori sono fortemente integrate ed organizzate risulta quindi difficile pensare che progetti di digital trasformation non possano essere rapidamente implementati se si volessero fare.

Abbiamo avuto molti dimostratori, interventi spot, articoli sui giornali, è tempo di cominciare a rendere l’innovazione parte integrante del processo produttivo. Le innovazioni sono note e da tempo ora bisogna cominciare a creare profitti: più si ritarda questo processo più ci si allontana dal mercato mondiale rifugiandosi in nicchie statiche e senza futuro.

Qual è lo stato delle aziende italiane del settore agroalimentare?

Oggi sono le grandi multinazionali come Microsoft, Cisco, Ericson che stanno riscoprendo il valore dell’agroalimentare italiano. Sarà una sfida epocale far ripartire l’agricoltura italiana. Storicamente dagli anni dalla metà dell’800 fino al 1930/50 l’Italia è stata all’avanguardia mondiale nel settore dell’agricoltura, sia in termini di ricerca che in termini di produzione. Il problema è che in questo momento stiamo attraversando una fase in cui l’introduzione di nuove tecnologie viene visto come uno strumento che non crea valore. Si pensa a quello che succederà nel breve periodo e non si ha una visione del futuro.

Il management e la gestione dell’impresa sarebbe più sostenibile se in generale ci fossero maggiori informazioni in merito alla gestione del suolo e alle condizioni delle acque? Ritiene che qui la digital transformation può aiutare ad ottenere maggiori informazioni?

Oggi non si può andare a imporre un metodo o un sistema di lavoro, occorre pensare ad una strategia vincente. È molto difficile ma non impossibile, ci sono aree, prodotti e filiere molto più evolute storicamente come quella del vino e l’olio potrebbe essere la prossima frontiera.

Esempi ce ne sono. In molte zone d’Italia si sta intervenendo bene. Se si integrano le informazioni si può ottenere un vantaggio oggettivo, il problema è trovare uno strumento efficace di introduzione dell’innovazione.

Come individuare le competenze digitali necessarie?

La realtà attuale è molto complessa e stratificata e a tutt’oggi il nostro sistema che ha origini antichissime porta con sé notevoli resistenze. Bisogna analizzare alcune macro strutture organizzate per individuare le figure professionali necessarie. Non si deve partire dal singolo produttore ma fare di questo la cartina al tornasole delle competenze necessarie.

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